Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Il concetto di dignità nell’epoca della tecnica e dell’intelligenza artificiale
A qualche mese dalla sua pubblicazione, la prima enciclica di Leone XIV continua ad emergere in maniera importante nel dibatto pubblico riscuotendo un grande interesse. I segreti di questo successo, che confermano l’autorità papale nonostante le difficoltà della Chiesa, sono molteplici e di facile evidenza.
La scelta di trattare i temi riconnessi all’avanzata imperterrita della tecnica e dell’intelligenza artificiale nella nostra società, infatti, è, sia dentro che fuori gli ambienti cattolici, di grande attualità e scuote le coscienze di tutte le classi sociali che, a proprio modo e con mezzi differenti, sono immerse in una tecnologia sempre più in grado di sostituirsi all’Uomo in tanti aspetti della quotidianità e di sopravanzare la sua, sino a ieri impareggiabile, capacità creativa. Rispettando le attese di una risposta etico-religiosa che affronti i tanti timori sottesi a questo rapido progresso tecnologico, Leone XIV opta per la (ri)costruzione di un concetto universale di dignità umana, che ribadisca l’unicità e l’insostituibilità dell’Essere umano, quale inizio e fine del progetto divino.
L’idea di fondo, quindi, diviene quella di (ri)affermare, con leggera sofisticatezza, che l’Uomo è portatore di una dignità non negoziabile <<che nessun sistema di calcolo può quantificare, che nessun algoritmo può replicare, che nessuna promessa tecnocratica può sostituire>> e contro la <<rassegnazione nichilista di chi ritiene che la dignità umana sia destinata a soccombere alla logica degli algoritmi>> (P. BENANTI, Papa Leone XIV Magnifica Humanitas. Introduzione, Editrice AVE, 2026).
Il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo parte dalla - ormai celebre - contrapposizione tra due esperienze bibliche dell’Antico Testamento, che Papa Leone XIV rievoca al fine di esplicare i due modi attraverso i quali l’ingegno umano e la tecnica possono manifestarsi. Da una parte, viene ricordato il passo della Genesi dedicato alla costruzione della Torre di Babele (Gen. 11, 1-9), che rappresenta la volontà dell’Uomo di tendere alla propria assolutizzazione e di ritenersi autosufficiente da Dio; dall’altra parte, invece, viene proposto il modello riportato dal profeta Neemia (Ne. 2-6), che parla del ripristino, da parte del popolo ebreo, delle mura distrutte della città di Gerusalemme, secondo una logica di reale cooperazione, che valorizza gli Uomini nell’esaltazione delle loro qualità e dei loro limiti (Magnifica Humanitas, 1). Già nei primi capitoli dell’enciclica il Papa traccia una distinzione netta, ponendo quale reale contraltare alla dignità dell’individuo l’abuso della tecnica, che nei tempi odierni riduce l’Uomo ad un dato da profilare e da scambiare per la massimizzazione di un guadagno (Magnifica Humanitas, 178), con il conseguente rischio di trasformare l’umanità in un’occasione di mercato ove regna l’omologazione, la corsa all’acquisto e l’incuria dello spirito. Nel nostro tempo, quindi, la grande sfida antropologica parte dalla riaffermazione dell’Essere Umano nella sua ontologica complessità, quale armonico sviluppo spirituale e materiale in grado di salvaguardare le diversità dalla minaccia di una disumanizzazione, nella quale <<le persone “sanno molte cose” ma faticano a dare un orientamento alla propria vita>> (Magnifica Humanitas, 146). Per preservare l’Umanità dagli abusi di una tecnologia orientata alla manipolazione e alla standardizzazione urge, anzitutto, recuperare spazi di Libertà: vera, reale. Qui, Papa Leone XIV non manca di riprendere il solco tracciato dai suoi predecessori: ribadendo che, dalla prospettiva cristiana, la libertà è un connubio tra responsabilità individuale consapevole e propensione alla solidarietà verso gli altri; smentendo l’assolutizzazione del concetto di homo faber, che egoisticamente crede che il metro di giudizio della dignità individuale dipenda esclusivamente dai propri averi; ricordando l’inviolabilità e la sacralità della Persona, sia essa ricca o povera, potente o impotente, colta o ignorante (Papa Benedetto XVI).
Espressi questi concetti fondamentali, il Santo Padre procede in una impegnata rassegna dei maggiori ambiti nei quali l’Uomo e la tecnica rischiano di entrare in conflitto. Così, l’enciclica si addentra nelle più importanti questioni attinenti alla giustizia sociale, all’economia, al lavoro, alla famiglia e alla guerra: piaga individuale e sociale che martoria l’Umanità intera e che trova nella tecnologica un viatico per aumentare la propria capacità distruttiva. In questa collezione il Papa trova anche lo spazio per guardare ai rapporti tra Stato e individuo, come questione di primaria importanza, poiché da essa discende la possibilità del singolo e della collettività di manifestarsi nella propria unicità. Viene così valorizzata la cultura della sussidiarietà quale principio (riconosciuto anche dalla Costituzione italiana) che <<incoraggia a superare ogni forma di gestione paternalistica o assistenzialistica della vita sociale>> facendo sì che <<le scelte si prendano al livello più vicino possibile alle persone coinvolte, valorizzando la vita associativa, così che il popolo non si trovi davanti a decisioni già prese, ma possa entrare nel loro cammino di costruzione>> (Magnifica Humanitas, 70).
Il tutto, infine, per giungere al vero e proprio tema dell’intelligenza artificiale che non può essere ridotta ad una questione puramente tecnica, poiché inerisce all’attribuzione a sistemi automatizzati - <<che non conoscono la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona>> (Magnifica Humanitas, 102) - la decisione su aspetti della vita di primaria importanza: lavoro, diritti e libertà, con il pericolo di produrre nuove forme di scarto. Perciò, Papa Leone XIV, tirando le fila del discorso e utilizzando una terminologia a lui cara, propone il disarmo di questa tecnologia, affinché la dignità individuale non venga compromessa irrimediabilmente e l’Essere umano assoggettato ad un dominio della tecnica (Magnifica Humanitas, 110). Messa in sicurezza (difficile, ma possibile) che non può prescindere dalla trasparenza delle catene decisionali, dalla verificabilità degli algoritmi e dall’individuazione dei responsabili di ogni processo, al fine di prevenire l’omologazione e la diffusione di false notizie. Senza dimenticare la necessità di una governance che non sia prona alle sole logiche del guadagno sconfinato, ma che sia formata e consapevole del proprio ruolo nella società.
La conclusione cui giunge il Santo Padre, nonostante tutto, è quella di accogliere con una fiduciosa predisposizione d’animo le sfide del futuro, d’altronde <<[l]o sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità>>, nella consapevolezza che il crescente connubio tra l’Uomo e la Macchina <<ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene>> (Magnifica Humanitas, 4): la tecnologia, difatti, <<può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie>> (Magnifica Humanitas, 9).
Perciò occorre affrontare il presente secondo un’etica della responsabilità che possa, secondo uno schema di valori chiaro e condivisibile, governare i fenomeni del mondo moderno piuttosto che subirli, ponendo al centro l’Uomo e il suo sviluppo integrale: anima et corpo. Perciò, nel tempo in cui l’Umanità ha un potere sterminato su se stessa (Papa Francesco), la grande e complessa sfida diviene, in primis, quella di preservare la Persona e, in secundis, quella di irrobustire la capacità di discernimento morale, affinché ciascuno possa scegliere e preferire la logica della pace alla logica della forza. Pordenone, lì 16.08.2026