La Costituzione americana? È nata a Venezia

Secondo la ricostruzione proposta dal giornalista Giancarmine Vicinanza nel volume “La Costituzione americana? È nata a Venezia” (ed. Supernova) e magistralmente recensita da Vittorio Pierobon ne Il Gazzettino del 17 febbraio 2026, l’architettura costituzionale statunitense sarebbe stata elaborata guardando, più di quanto si ammetta di solito, alla Repubblica di Venezia. L’idea di fondo è netta: Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e George Washington - insieme ad altri protagonisti della fondazione americana - avrebbero trovato nella Serenissima un modello politico già “maturo”, soprattutto per la sua capacità di impedire concentrazioni di potere.

Il punto non viene presentato come una suggestione folcloristica, ma come l’esito di un lavoro di ricomposizione di contatti, letture e passaggi documentari. Il perno della tesi è un personaggio oggi poco ricordato dal grande pubblico, ma centrale nella rete di relazioni transatlantiche del Settecento: Filippo Mazzei, toscano, uomo di molte vite - medico, mercante, viticoltore, agente, diplomatico, scrittore e politico - che, trasferitosi in Virginia, entrò nell’orbita di Jefferson e contribuì a far circolare in ambiente americano l’interesse per la forma di governo veneziana. Vicinanza insiste su questo “anello di congiunzione” fra laguna e Stati Uniti: Mazzei avrebbe veicolato non solo un’ammirazione generica per Venezia, ma soprattutto la conoscenza concreta di un sistema istituzionale fondato su meccanismi di controllo reciproco e orientato tanto alla libertà dei cittadini quanto al bene comune.

La Serenissima, infatti, viene descritta come un’“oligarchia” atipica rispetto ai modelli monarchici europei: un assetto costruito su un intreccio di organi e competenze capace di limitare il potere dei singoli. In quest’ottica, il Doge non è un sovrano nel senso classico, ma una figura rappresentativa e costituzionalmente vincolata; attorno a lui agiscono strutture che impediscono derive personali e, soprattutto, garantiscono che nessuna parte del sistema possa dominare senza contrappesi. È qui che l’Autore individua la convergenza più evidente con la cultura costituzionale americana: la logica che, negli Stati Uniti, diventerà “separazione dei poteri” e “checks and balances” avrebbe trovato in Venezia un precedente operativo, già sperimentato e affinato in secoli di prassi.

Nel quadro delineato nel volume, l’influenza veneziana non sarebbe rimasta sullo sfondo. Vicinanza richiama lettere e scambi che mostrerebbero come l’osservazione della stabilità veneziana avesse colpito i fondatori americani proprio nel momento in cui si cercava un equilibrio tra libertà e governo, tra partecipazione e prevenzione della tirannide. A rendere più concreta questa fascinazione, viene ricordata anche una celebre tela di Howard Chandler Christy che rappresenta la firma della Costituzione: nel dipinto, sullo sfondo, compare una veduta del Maggiore Consiglio a Palazzo Ducale, richiamo iconografico che l’articolo interpreta come eco simbolica di un modello politico ritenuto significativo.

Nella pagina che rilancia il tema, firmata da Vittorio Pierobon, si sottolinea inoltre un aspetto spesso trascurato: l’impronta veneziana non andrebbe letta come un ridimensionamento dell’originalità americana, ma come un dato storico più realistico sulle dinamiche culturali dell’epoca. In questa prospettiva, riconoscere un debito verso l’Europa significherebbe abbandonare l’idea di una democrazia nata “dal nulla” e ammettere invece un processo di selezione e adattamento di esperienze precedenti. Nello stesso senso, la prefazione di Giuseppe De Filippi invita a considerare quanto la storiografia abbia talvolta lasciato in ombra figure come Mazzei e, più in generale, i passaggi concreti con cui si formano le istituzioni.

In sintesi, Vicinanza propone di rileggere la genesi della Costituzione americana non come un parto isolato, ma come un progetto che, nel definire il proprio impianto di garanzie e contrappesi, avrebbe guardato a una “macchina” politica già collaudata: quella veneziana. È una chiave interpretativa che sposta l’attenzione dalla contrapposizione “Nuovo Mondo contro Vecchio Mondo” alla circolazione di idee, persone e modelli tra Europa e America - con Venezia in una posizione molto più centrale e attuale di quanto comunemente si creda.

Massimiliano Arcadio Zaniolo

Presidente onorario e cofondatore di Creature. Classe 1995, laurea con lode in giurisprudenza a 23 anni, Università di Padova. Tirocinio forense presso Studio Legale Ghedini-Longo e Pinelli. Già Avvocato in Padova. Attualmente dottorando di ricerca in diritto penale e magistrato.

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