Luca Belludi, il Frate “dottissimo” che protesse Padova e i suoi studenti

Padova ama definirsi “città dei gran dottori” per la sua Università e per una tradizione di studio che attraversa i secoli. Dentro questo profilo civile e culturale esiste una memoria specificamente padovana che merita di essere richiamata con precisione: il culto del Beato Luca Belludi, francescano del XIII secolo, discepolo e collaboratore di Sant’Antonio, da lungo tempo invocato come protettore degli studenti.

Luca Belludi nacque a Padova nei primi anni del Duecento, nella nobile famiglia dei Belludi. Entrò nell’Ordine dei Frati Minori intorno ai 25 anni; la tradizione agiografica riferisce che a rivestirlo del saio sia stato San Francesco d’Assisi. Luca Belludi godeva di una formazione culturale superiore: diverse sintesi biografiche indicano la possibile frequentazione proprio dell’Università di Padova. Fu ordinato sacerdote nel 1227.

Il tratto storico più caratterizzante della sua biografia è il rapporto con Sant’Antonio da Padova. Luca ne divenne amico e discepolo negli ultimi anni di vita del Santo, tanto da essere ricordato come “Luca di Sant’Antonio”. Curò personalmente la redazione dei Sermones antoniani, ossia una raccolta di omelie che ha avuto enorme diffusione nel medioevo e che, per la sua complessità teologica e biblica, presuppone un lavoro redazionale accurato. L’immagine di Luca Belludi che ci restituisce la storiografia è quella, dunque, di un religioso colto, inserito in un contesto elevato di predicazione e studio.

Un secondo elemento, ricorrente nella tradizione padovana, riguarda il contesto politico del tempo e in particolare la tirannide del ghibellino Ezzelino III da Romano, il quale si rese noto per un regime di governo particolarmente autoritario e sanguinario, tanto da essere scomunicato e da diventare bersaglio di una vera e propria crociata promossa dalla Chiesa. A Luca si attribuisce un’azione decisiva sul piano spirituale nella liberazione di Padova dal dominio di Ezzelino: mentre la città era oppressa, egli si spese con la preghiera e invocò con insistenza l’intercessione di Sant’Antonio. Secondo le fonti tradizionali il Santo intervenne anche in sogno, e l’esito arrivò con la liberazione del 1256. Questo episodio lo colloca non solo accanto ad Antonio come discepolo e collaboratore, ma anche come frate capace di incidere, con l’autorità religiosa, nelle vicende pubbliche della città.

Luca Belludi morì il 17 febbraio 1286. Il culto è antico e stabile; il titolo di beato fu confermato da Pio XI il 18 maggio 1927, a conclusione di un processo che riconobbe una venerazione consolidata nel tempo. Le sue spoglie sono conservate nella Basilica del Santo: secondo la tradizione furono collocate in un’urna già utilizzata per la sepoltura di Sant’Antonio; nel 1971 ci fu una traslazione in altra tomba, sempre all’interno della Basilica. Precisamente, nella cosiddetta Cappella del Beato Luca Belludi, edificata tra 1380 e 1382 nella Basilica proprio accanto a quella di Sant’Antonio e decorata con affreschi di Giusto de’ Menabuoi (parte del “ciclo degli affreschi del trecento” patrimonio Unesco). E’ questo il luogo in cui la tradizione padovana ha stabilizzato il legame tra il Beato e la città, fra l’Università e la Basilica e dove si recano numerosi studenti invocando l’intercessione per il buon esito degli esami leggendo la preghiera posta al centro della Cappella del beato.

La devozione come protettore degli studenti, invocato in particolare per il buon esito degli esami è collegato a due elementi coerenti con la sua biografia, cioè la reputazione di uomo “dottissimo” e il suo ruolo nella tradizione antoniana dei Sermones, oltre al fatto - frequentemente ricordato - della formazione in ambiente padovano di alto livello.

Ricordare Luca Belludi a Padova significa riaffermare un dato identitario preciso: una città universitaria che ha figure “di raccordo” tra studio, predicazione e vita pubblica. In termini pratici, ciò può tradursi in iniziative di valore: una segnaletica culturale essenziale in Basilica (con date e riferimenti), un richiamo annuale attorno al 17 febbraio in collaborazione con realtà universitarie e cittadine, e una valorizzazione della cappella e della tomba come parte del patrimonio storico-artistico legato alla storia dello studio a Padova. È un modo per legare in maniera documentata l’idea di Padova “dei gran dottori” a una memoria locale che, da secoli, accompagna gli studenti.

Massimiliano Arcadio Zaniolo

Presidente onorario e cofondatore di Creature. Classe 1995, laurea con lode in giurisprudenza a 23 anni, Università di Padova. Tirocinio forense presso Studio Legale Ghedini-Longo e Pinelli. Già Avvocato in Padova. Attualmente dottorando di ricerca in diritto penale e magistrato.

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