L’ambizione di essere “Protagonisti della Vita”
Il 27 febbraio, presso il Centro comunitario della Parrocchia di Sant’Andrea di Castions di Zoppola, il Movimento per la Vita di Pordenone ha organizzato una conferenza - intitolata “Protagonisti della Vita” - per inaugurare un momento di dibattito, tra diverse realtà associative, dedicato al confronto sulle tematiche riconnesse alla Vita, intesa a trecentosessanta gradi: come momento individuale, familiare e sociale; come vita nascente e vita al tramonto.
La serata, oltre ai due relatori principali - Dr. Pino Morandini (ex magistrato e membro giunta nazionale MpV) e Avv. Andrea Cabibbo (ex presidente MpV Pordenone e consigliere regionale FVG) -, è stata arricchita dai preziosi contributi di presidenti e direttori di varie realtà quotidianamente impegnate nelle tutela della Vita: Centro di Aiuto alla Vita di Pordenone, Caritas Diocesana di Pordenone, Forum delle Associazioni Familiari FVG e Via di Natale.
La prima parte della conferenza si è concentrata sul tema della vita nascente in relazione alla quale Morandini ha confrontato il nostro Paese con il resto d’Europa. Dall’approvazione della legge sull’aborto (194/1978), le interruzioni di gravidanza in Italia sono state circa 6 milioni, una cifra elevatissima, ma assai inferiore rispetto a nazioni come Inghilterra e Francia dove i numeri aumentano di anno in anno. Tuttavia, la presenza sul territorio italiano di realtà come i Centri di Aiuto alla Vita (CAV), e soprattutto dei loro preziosi volontari che quotidianamente ascoltano e supportano le donne in difficoltà, ha permesso di salvare circa 200.000 bambini.
Sicuramente l’Unione Europea in questi anni ha fatto ben poco per supportare la natalità, tema sempre più scottante e urgente, mentre ha promosso con convinzione politiche volte a favorire il cosiddetto “diritto all’aborto”. Da ultima la decisione della Commissione europea che, in risposta all’iniziativa My Voice, My Choice, ha aperto alla possibilità per gli Stati membri di utilizzare le risorse del Fondo Sociale Europeo plus per aiutare le donne a portare a termine la gravidanza in stati dove le regole sull’accesso all’aborto sono meno restrittive. Non è forse un vero e proprio controsenso dato che tale strumento, nato nel 1957 con i Trattati di Roma, aveva lo scopo di migliorare le condizioni socioeconomiche delle persone più fragili? Non era più corretto impiegare queste somme di denaro in progetti volti a supportare la crescita demografica europea?
Da sinistra, l’Avv. andrea Cabibbo, Leonardo Buzzo e i Mag. ino Morandini
Fortunatamente in realtà come il Trentino-Alto Adige la politica ha scelto un’altra strada. Lo stesso Morandini, eletto consigliere regionale per la prima volta nel 1988, si è reso protagonista dell’approvazione del “pacchetto famiglia”, contente una serie di cospicui aiuti per le famiglie. Altra misura nata nella provincia autonoma di Trento è stata la “dote finanziaria”, che offriva fino a 30.000 euro ai giovani con figli per l’estinzione dei prestiti bancari.
Ma anche il Friuli-Venezia Giulia si è molto attivato in questa direzione. Cabibbo, da sempre molto sensibile al tema della natalità, ha illustrato il contenuto del “bonus neomamme under 30”, una delle novità dell’ultima legge finanziaria regionale. Il provvedimento assegna 500 euro al mese per un anno alle donne che diventano madri fino a 30 anni. Non solo, per queste ultime la Regione ha previsto anche un contributo fino a 40.000 euro per l’acquisto della prima casa. L’auspicio è che queste misure diventino strutturali e possano essere ricomprese in un unico corpus legislativo che renda il Friuli-Venezia Giulia una regione sempre più vicina alle esigenze delle famiglie.
Il tema della vita calante ha invece investito la seconda parte del convegno. Morandini ha denunciato la superficialità con la quale si sta trattando di un argomento così delicato come quello del fine vita. Per l’ex magistrato, lungi dal giudicare la condizione psicofisica in cui ciascuna persona si trova, la politica ha il dovere primario di prendersi cura di chi soffre finanche ad accompagnare ogni essere umano all’ultimo stadio della vita. Come confermato da illustri medici, tra i quali lo stesso Umberto Veronesi, la vicinanza costante e amorevole al paziente risulta essere fondamentale, soprattutto quando le condizioni fisiche diventano sempre più critiche. Non può invece essere ammissibile giuridicamente e umanamente la concezione di uno Stato che “aiuta a morire”.
Sulla stessa linea di pensiero Cabibbo, impegnato da anni a contrastare il caos normativo che alcune regioni hanno tentato di scatenare sul tema del fine vita. Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, grazie alla mobilitazione di associazioni come il Movimento per la Vita e il network Ditelo sui Tetti, ha respinto i numerosi assalti legislativi che avrebbero sdoganato una sorta di “turismo della morte”. In realtà, non solo le regioni non hanno la competenza a legiferare sulle questioni in oggetto, ma la stessa sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019 non riconosce alcun “diritto al suicidio”, ma depenalizza (in presenza di alcuni requisiti) la condotta di chi reca aiuto nel suicidarsi, ribadendo però la centralità del diritto alla vita. L’avvocato non esclude però che altri tentativi di questo genere possano essere compiuti in futuro. L’importante è non scoraggiarsi e mantenere fede ai propri valori, dialogando e cercando di motivare con precisione le proprie ragioni, che di sicuro in questo momento storico non sono popolari, ma che non possono essere sacrificate in nome del pensiero unico. Per entrambi i relatori, infatti, compito dei governanti non è inseguire le folle o adeguarsi alle scelte più modaiole, bensì fornire ai cittadini gli strumenti per comprendere quali scelte concorrano maggiormente al bene della società, il cui fondamento è il valore assoluto della vita.
Al di là degli innumerevoli elementi di riflessione offerti, la Conferenza - alla quale ha fatto seguito una cena conviviale tra i presenti -, come rivendicato dagli organizzatori, ha rappresentato un’occasione significativa per superare l’indifferenza, che su questi temi contraddistingue molti di noi cristiani e laici. Per trovare il coraggio di contrastare l’imperversare della c.d. “cultura dello scarto” (Papa Francesco).